SHARDANA 1200 a.C. la Grande Invasione

SHARDANA 1200 a.C. la Grande Invasione

La Grande Invasione SHARDANA nel 1200 a.C

SHARDANA 1200 a.C. la Grande Invasione

Estate(?) 1200 a.C. Un fenomeno geologico marino interessò il Mediterraneo intero.

Le acque si sollevarono repentinamente di m. 2.50 con la conseguente inondazione dei territori interni fino a 30 kilometri circa.

I danni alle colture e alle falde acquifere furono devastanti.

I cereali, il frumento (alla base del sostentamento delle popolazioni insieme al pescato), furono devastati e le sorgenti non poterono più dissetare greggi e armenti e gli stessi abitanti.

Questa catastrofe, come spesso accadeva nell’antichità, fu una delle cause di quel grande movimento di popoli che cambiarono la storia delle civiltà di Occidente e conseguentemente dell’Oriente stesso.

SHARDANA 1200 a.C. la Grande Invasione
SHARDANA 1200 a.C. la Grande Invasione
  • Ramesse III si esprime così alla notizia di una paventata invasione del suo regno da parte di popoli stranieri: “Le isole non hanno riposo e i continenti nemmeno, perché i Paesi Stranieri fecero un complotto nelle loro isole e i paesi furono scacciati e dispersi in battaglia tutti in uno stesso momento e nessun paese può resistere ai loro eserciti. Hatti, Karkemish, Arzawa, e Alashya…”. Agliantichi assalitori conosciuti dagli Egizi: Sharden, Libu, Akayasa, Teresh, Shakalasa, si erano aggiunti Danuna (Denen), Pheleset, Likku e Tjekker.
  • La Bibbia, in una profezia dell’indovino Balaam (Numeri: XXIV – 21/24) che era stato incaricato di maledire Israele, la quale si accingeva a conquistare le Terre di Kanaan, ci ha stupito per la precisione dei riferimenti nei confronti dei Popoli del Mare, scrive: Popoli del Mare si raduneranno al Nord, e delle navi nei pressi di Kittim opprimeranno Assur e devasteranno Eber e infine periranno anch’essi per sempre”.

Ci piace immaginare, riferendoci alla frase di Ramessu III , che i fratelli Shakalasa, Washasa e tutti gli altri “facessero un patto fra loro”  decidendo di metter fine a una situazione che fino allora li aveva visti spesso l’uno contro l’altro al servizio di regnanti più  o meno grandi, che erano GRANDI solo grazie alla perizia e la coraggio dei Popoli del Mare che si “accordavano” per il tempo di un anno all’equinozio di autunno come guerrieri per campagne militari o come guardie del corpo dei vari faraoni o piccoli tiranni.

Ci piace anche immaginare a una “Mesa”, un tavolo, magari nell’isola al centro del Mediterraneo ed equidistante da tutti, con questo tavolo apparecchiato con vino Cannonau del 1800 a.C., sardine e anguille arrosto e carne di maiale e “porchetti” allo spiedo.

A pianificare la rotta da seguire: via mare, passando dalle isole dell’Egeo, Grecia, Creta Cipro… attaccando Tirinto (nonostante il suo muro ciclopico a difesa dalle invasioni che pare già aspettassero i suoi abitanti), Micene, portando con loro in fratelli Akayasa … e puntando su Ilio/Troja, mentre da Creta seguirono i Pheleset, che puntarono subito verso la terra che prenderà il loro nome: la Palestina.

A loro, i Pheleset, si unirono i Shardana con la flotta d’appoggio che punterà dritto verso l’Egitto, dopo aver attaccato, “in un mezzogiorno senza sole”, la potente città commerciale di Ugarit.

di Leonardo Melis

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